Premi play per ascoltare l'ultima puntata

lunedì 31 dicembre 2012

BUON ANNO

BUON 2013 A DA PIANETA TERRA E DA
WIP RADIO
GLI AGGIORNAMENTI RIPRENDERANNO DA MERCOLEDì 2 GENNAIO 2013 

giovedì 27 dicembre 2012

La marcia dei Caribù



Uno degli eventi più belli al mondo è la “marcia” dei Caribù (Rangifer tarandus), un cammino lungo circa 2000km, la migrazione di mammiferi più lunga al mondo, che coinvolge numerosi animali (450.000-500.000 caribù). La cosa più sorprendente è che sono animali di circa 300kg di peso che affrontano un tragitto lunghissimo fra mille difficoltà, attraversando corsi d’acqua impetuosi, paesaggi innevati, montagne ripide e predatori. Il caribù è un animale perfettamente adattato a vivere in questi ambienti, hanno grandi zoccoli adatti a sostenere gli individui sulla neve, permettendogli di muoversi agevolmente anche in acqua; la parte inferiore dello zoccolo è concava, indispensabile per scavare nella neve alla ricerca di cibo; le punte, invece, sono affilate e aguzze usate sia per difesa sia per aggrapparsi a rocce scoscese.
Sono animali bellissimi ed è un emozione vederli in marcia, migliaia di caribù che occupano le praterie nordiche, spesso innevate, ma che nonostante il numero non sono facili da vedere: ci vogliono ore di appostamenti per individuare il punto di passaggio. Spesso vengono seguiti dai branchi di lupi affamati che cercano qualche boccone da mettere sotto i denti, ingaggiando vere e proprie corse per arrivare alla preda.
Nella mandria di caribù spesso ci sono i nuovi nati che appena usciti dal grembo materno sono già in grado di correre e stare in piedi, sono i più a rischio sia per quanto riguarda i predatori, sia per quanto concerne l’attraversamento dei corsi d’acqua, specialmente i torrenti impetuosi: molto spesso riescono a salvarsi con l’aiuto della madre, ma a volte vengono trascinati via dalle acque e ahimè non riescono a salvarsi.
Per fortuna ci sono abbastanza caribù da consentire la sopravvivenza della popolazione ed è essenziale proteggere l’habitat di questi animali, sia per loro, sia per le specie che condividono gli ambienti, sia per il bellissimo e ostile ecosistema nordico.
Foto di http://www.bonjourquebec.com

lunedì 24 dicembre 2012

domenica 23 dicembre 2012

Giusto tagliare i corni ai rinoceronti?

Uno dei problemi principali del Sud Africa è la caccia di frodo, soprattutto sugli elefanti e sui rinoceronti. In particolare su questi ultimi i dati che vi forniamo non sono di certo entusiasmanti, anzi: nel 2010 sono stati abbattuti circa 34 esemplari, nel 2011 circa 400, mentre quest'anno s'è superato quota 500. Numeri allarmanti che devono far riflettere e impongono al Governo Sudafricano di correre agli armamenti contro il bracconaggio.
Un corno di rinoceronte vale circa 60mila dollari al chilo, pertanto il buisness illegale che c'è intorno all'avorio di questi animali è notevole; uno dei rimedi pensati dal Governo Sudafricano è quello di tagliare il corno ai rinoceronti, rendendoli meno appetibili ai bracconieri. Nello Zimbawe venne già applicata questa procedura nel 1991, tagliando il corno a 70 individui di cui nel '93 ne rimanevano soltanto 2, gli altri 68 erano stati uccisi ugualmente dai bracconieri, perchè? La risposta viene dal fatto che il moncherino del corno che resta è la parte d'avorio più pregiata: pesa circa 5 chili e svolgendo l'operazione di poco sopra sono 300mila dollari, non poco direi. Questa soluzione, pertanto, non è da considerarsi valida, non solo per questo motivo, ma soprattutto per un motivo biologico; il corno dei rinoceronti è fondamentale per la loro vita, oltre a essere un prezioso strumento di difesa è un carattere sessuale secondario per i maschi, per il quale vengono o meno accettati dalle femmine oltre a rappresentare l'arma con cui si sfidano per il possesso degli harem.
Tagliare il corno ai rinoceronti quindi non è affar possibile, sia per un motivo prettamente biologico sia per il fatto che vengono uccisi lo stesso; l'unico modo per la loro conservazione è salvaguardare le aree in cui vivono, portare avanti progetti di reintroduzione e controllo serrato sul bracconaggio.
Foto di http://www.nationalgeographic.it

sabato 22 dicembre 2012

Oranghi sequestrati

Nelle foreste del Borneo vive un antenato dell'uomo molto particolare: l'orango. Una scimmia antropomorfa fra le più vicine all'uomo come caratteristiche genetiche, il nome stesso che gli hanno dato i locali "Orang utan" significa "uomo della foresta" e molti dicono che questa scimmia abbia perso l'uso della parola per paura di essere messa a lavorare. Di abitudini prevalentemente arboricole vive solamente in Indonesia e a seconda delle isole vivono popolazioni diverse con abitudini diverse, un pò come succede a noi uomini, tutti della stessa specie ma con culture diverse a seconda del luogo.
Il pericolo principale di questa scimmie è soprattutto la distruzione dell'habitat: da tempo, infatti, proseguono deforestazioni e distruzioni di alberi a causa del legname e per piantare coltivazioni di palme da olio. Ma un altro problema che sta colpendo gli oranghi è il sequestro: vengono catturati spesso i cuccioli di orango e venduti come animali domestici, quando la specie non è adatta alla domesticazione. Una volta cresciuti i piccoli oranghi presentano dei problemi sociali e di approccio all'ambiente; molte famiglie viste le dimensioni che raggiungono da adulti se ne liberano disperdendoli nella foresta, ma purtroppo non sono più adatti a vivere nella foresta pertanto molti muoiono. Per fortuna ci sono centri di recupero in cui si cerca di restituire gli animali all'ambiente, ma anche gli scienziati trovano molte difficoltà.
Foto di http://i46.tinypic.com

giovedì 20 dicembre 2012

Parco Nazionale del Gran Paradiso: rubrica ecoturistica

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso offre un sacco di possibiltà di vacanza, sia per escursionisti che amano passeggiare in natura, sia per persone più sedentarie che preferiscono la cultura e le tradizioni.
Le escursioni sono davvero tantissime, da quelle per principianti fino a quelle per esperti, sentieri attrezzati e pareti incredibili per gli amanti del free climbing. Ogni valle del Parco offre sentieri immersi nella natura, con la possibilità di osservare la vegetazione e fare avvistamenti e incontri di fauna indimenticabili.
Per gli amanti della cultura si possono visitare chiese e centri medievali, incisioni rupestri, sentieri reali di caccia e reperti militari della Prima Guerra Mondiale, senza dimenticare che anche qui come nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi c'è una sorta di turismo religioso: sono numerosi all'interno della natura del Parco cappelle, edicole, piloni votivi e affreschi dove poter trovare un angolo di spiritualità. Ogni anno si ripetono le tradizioni religiose e migliaia di pellegrini vanno a visitare le numerose chiese e cappelle per dare allo spirito e alla propria devozione religiosa la sua importanza, perchè è proprio a contatto con la natura che si trova più intimità insieme al Signore.
Tante iniziative, tante attività e luoghi magnifici da visitare, per informazioni sia sugli itinerari sia per dove dormire e mangiare potete visitare il sito del Parco: http://www.pngp.it.

Foto di http://www.pngp.it

mercoledì 19 dicembre 2012

Parco Nazionale del Gran Paradiso: fauna

Aquila relae
Il Parco Nazionale del Gran Paradiso offre una grande biodiversità in senso di fauna. Occupandoci degli animali di maggior interesse mediatico e turistico possiamo notare che l'aquila reale (Aquila Crhysaetos), magnifico rapace che nidifica oltre i 1400m di quota ed ha un'apertura alare di  
Gipeto
190-220cm, nel Parco troviamo la più forte presenza di tutto l'arco alpino con ben 17 coppie nidificanti. Sempre riguardo ai rapaci citerei il gipeto (Gypaetus barbatus) che negli ultimi anni in Italia aveva avuto un calo notevole arrivando quasi all'estinzione. Questo magnifico avvoltoio è tornato dopo anni a farsi vivo nel Parco tanto che in alcune zone è anche facile avvistarlo, quest'anno ben 2 coppie hanno nidificato all'interno dell'area protetta.

Lepre variabile
Un altro bellissimo animale è senz'altro la lepre variabile (Lepus timidus), rappresentante simbolico del panorama alpino: roditore lagomorfo in grado di cambiare livrea dalla stagione estiva a quella invernale, cambiando la colorazione del pelo da bruna a completamente bianca, per mimetizzarsi nell'ambiente. La distribuzione alpina di questo animale è in forte 
Marmotta

 diminuzione, soprattutto a causa delle interferenze con l'uomo; nel Parco è oggetto di studi e ricerche continue per la sua conservazione.
Altra presenza importantissima è la marmotta (Marmota marmota) con presenze importanti in tutto il Parco, facile da avvistare anche nei sentieri turistici.
Camoscio
Pernice bianca
 Fra i galliformi alpini la situazione da sottolineare è quella della pernice bianca (Lagopus muta), specie che arriva a nidificare anche a 3000m di quota, molto elusiva cambia anch'essa livrea: da bruno-grigia in estate a completamente bianca in inverno, periodo nel quale è veramente difficile da avvistare; nella sua situazione si registra un forte calo su tutto l'arco alpino soprattutto perchè in alcune zone non è ancora stata vietata la caccia su questo tetraonide e anche le interferenze con gli impianti sciistici e di risalita non la aiutano, tuttavia nel Parco c'è un buon controllo della popolazione di pernice bianca con
Stambecco
ricerche e studi al riguardo.
Fra gli ungulati oltre al cervo (Cervus elaphus) e al capriolo (Capreolus capreolus) troviamo con forti presenze entrambi i caprini di alta quota: camoscio (Rupicapra rupicapra) e stambecco (Capra ibex). Il primo è l'ungulato più diffuso nel Parco con circa 8000 capi; su di esso sono avviati progetti di ricerca e studio per la sua conservazione e progetti di eco-etologia, pertanto la sua situazione è ben monitorata.
Lo stambecco è senz'altro il simbolo del Parco, la cui storia è incentrata sulla conservazione di questo ungulato che negli ultimi anni dell'800 era quasi scomparso, ma che con l'istituzione del Parco Nazionale del Gran Paradiso è tornato con forti presenze e oggi si registra la più grande popolazione di tutto l'arco alpino.
Considerando altri animali è sull'avifauna che vorrei concentrarmi, con una grande biodiversità che solamente gli appassionati di birdwatching e i più esperti riescono ad apprezzare.

Foto da http://www.pngp.it

martedì 18 dicembre 2012

Parco Nazionale del Gran Paradiso: ambienti

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso offre una quantità incredibile di ambienti; il territorio è di tipo alpino ma da entrambi i versanti è possibile notare una grande diversità di ecosistemi a seconda del tipo di substrato e del microclima che si trova. Il lato piemontese è più umido mentre quello valdostano è più arido e più povero di precipitazioni con prevalenza per quelle nevose.
Fra gli ambienti citiamo quelli acquatici che comprendono fiumi, torrenti, ruscelli e fossi nei quali troviamo piante con caratteristiche peculiari:  la capacità di vivere in ambienti privi di ossigeno. Queste piante, infatti, non riescono a sintetizzare l'ossigeno dalla molecola d'acqua, pertanto possono essere completamente sommerse come nel caso delle alghe, fluttuanti sulla superficie dell'acqua come la lenticchia d'acqua oppure ancorate al substrato acquatico con un lungo stelo che fa emergere solo foglie e fiori come nel caso del ranuncolo d'acqua (Ranunculus fluitans) e la ninfea (Nynphaea sp.). In questo caso da considerare anche gli ambienti umidi che oltre ai corsi dei torrenti comprendono stagni con canneti, laghi, paludi e torbiere, con piante che richiedono un terreno impregnato d'acqua, quindi habitat molto delicati poichè un semplice drenaggio o un prosciugamento decreterebbe la fine dell'ambiente. Qui si trovano soprattutto piante erbacee della famiglia delle Graminaceae, piante di scarso valore scientifico ma che possono ospitare alcune specie di elevato valore come le piante carnivore: Pinguicola sp. e Drosera sp..
Fra gli ambienti più critici, ma fra i più frequenti nel Parco troviamo quelli rocciosi, riduzione del terreno e quindi condizioni di vita molto difficili che costringono le piante ad adottare strategie insolite come il nanismo, pelosità, intensa colorazione dei fiori e radici molto sviluppate. Tutto ciò è dovuto alla prevalenza di roccia e detrito che a seconda della loro natura possono cambiare il tipo di habitat selezionando le specie più adatte a vivere in determinate condizioni: i detriti si differenziano, infatti, per natura chimica, tessitura degli elementi, stabilità o movimento dell'insieme, altitudine e esposizione. Per quanto riguarda gli habitat composti da materiale di origine silicicola (i più frequenti nel Parco) troviamo carenza d'acqua e materiale più grossolano, quindi sono osservabili specie floristiche di tipo silicicolo adattate a un substrato più acido, mentre in maniera meno frequente possiamo trovare roccia calcarea con una flora adattata a questo tipo di substrato.
Le praterie sono più frequenti nel versante valdostano, si tratta di ambienti molto soleggiati con scarse precipitazioni e con suolo permeabile e magro. In questi luoghi veniva praticata maggiormente la pastorizia ma attualmente l'uomo sta abbandonando questi ambienti. Nei prato-pascoli, invece, il tipo di flora è fortemente condizionata dalle pratiche agricole, pertanto sono soggette a concimazione, irrigazione artificiale e falciatura per la produzione di foraggio. Qui si trovano per lo più Graminaceae.
In questa categoria di ambienti vengono inseriti anche le praterie di alta quota e le vallette nivali, nelle prime c'è una forte varietà floristica con colori intensi per attirare gli insetti impollinatori e fortemente condizionata dal tipo di substrato; lo stesso si può dire delle vallette nivali che come nel primo caso hanno piante condizionate dalla copertura nevosa che vige per gran parte dell'anno, pertanto le piante sono costrette a svolgere il loro ciclo vegetativo in tempi rapidi.
Ai margini dei boschi, invece, troviamo per lo più arbusteti con piante prive di accrescimento in verticale, quindi con ramificazioni verso il basso e in orizzontale. Questo tipo di ambiente possiamo dividerlo in tre categorie:
1 saliceti, presenti sulle rive dei corsi d'acqua di bassa quota con diverse specie di Salix arbustivi;
2 formazioni arbustive di luoghi aridi e caldi, luoghi un tempo coltivati dall'uomo con stadi intermedi verso un ritorno al bosco. Qui troviamo arbusti perlopiù spinosi come crespino (Berberis vulgaris), lampone (Rubus idea) e ginepro (Juniperus sp.);
3 alneti, caratterizzati dalla presenza di ontano verde (Alnus viridis) che cresce prevalentemente sulle rive di torrenti alpini, in canaloni valanghivi. Qui troviamo principalmente piante a foglia larga di tipo pioniero.
Come ultimo ambiente, ma non meno importante, citiamo il bosco anch'esso diverso a seconda delle condizioni climatiche e del substrato. Il bosco comprende circa il 20% della superficie del Parco e troviamo boschi di latifoglie (soprattutto nel versante piemontese, più umido) composti da faggete (Fagus sylvatica), completamente assenti nel versante valdostano, composti da una vegetazione fitta che difficilmente fa penetrare la luce e con una scarsa vegetazione erbacea dovuta alla difficoltà di decomporre le foglie dei faggi, molto grandi, che cadono in quantità sul terreno. Altri boschi di latifoglie sono quelli ad acero montano (Acer pseudoplatanus) e castagneti (Castanea sativa), i primi presenti in maniera puntiforme nel Parco dove la disponibilità idrica è maggiore; i castagneti sono dovuti alla coltivazione di castagno, una pianta che difficilmente cresce sopra i 1000m e che si attesta soprattutto sul versante piemontese.
I boschi di conifere sono frequenti nel versante valdostano con più scarse precipitazioni per lo più nevose. Frequenti i boschi a pino silvestre (Pinus sylvestris) che preferisce ambienti più aridi; i boschi più diffusi sono quelli ad abete rosso (Picea excelsa) che crescono fino ad una quota di 1800-2200m, misti spesso a larice (Larix decidua), l'unica conifera europea a perdere le foglie che in autunno mostra spettacoli di colore veramente bellissimi; più ad alta quota (fino ai 2500m) cresce anche il pino cembro (Pinus cembra), l'unico pino ad avere gli aghi che crescono tutti su un solito picciolo, spesso associato a questa specie troviamo anche il larice.
Foto di http://www.pngp.it

lunedì 17 dicembre 2012

Intervista per Pianeta Terra da parte del personale del Parco Nazionale del Gran Paradiso



Risposte a cura della dott.ssa Laura Poggio, responsabile del Giardino Botanico Alpino di Paradisia e del servizio botanico del Parco

1 Le domande sono tante che vorrei fare visto che ci troviamo davanti al più grande Parco italiano, ma la prima vorrei dedicarla alla vegetazione: che tipo di foreste troviamo in questa parte delle Alpi? Ci sono dei progetti di conservazione e selvicoltura su di esse?
Il Parco si trova su due versanti di regioni differenti (Piemonte e Valle d’Aosta), ciò si riflette particolarmente sulla composizione specifica dei suoi boschi. Infatti il versante piemontese gode di un clima più umido e ricco di precipitazioni (sia piovose che nevose) rispetto a quello valdostano più arido e “caldo”. In Piemonte, anche per l’inferiore altitudine media, sono più abbondanti i boschi di latifoglie (castagni, frassini, ontani, faggi) rispetto al versante valdostano. Dai 1.500 metri di altitudine diventano dominanti in entrambi i versanti le conifere (larice e abete rosso). L’accentuata aridità del suolo in Valle d’Aosta consente una presenza maggiore del pino silvestre. Nel Parco si è orientati a effettuare pochissimi interventi selvicolturali, sempre orientati ad un impronta naturalistica, anche in relazione al fatto che i suoi boschi sono nella maggior parte dei casi boschi di protezione. Nel 2009 è partito un progetto promosso dal Ministero dell’Ambiente per individuare, e quindi gestire e conservare, i boschi vetusti presenti in tutti i parchi nazionali italiani, a cui il servizio botanico del Parco sta dando il suo contributo.
2 L’estensione del Parco è veramente grande, pertanto assistiamo a un cambiamento di ecosistemi che permettono la vita a una biodiversità floristica davvero importante: come si differenzia la flora nei vari ecosistemi all’interno del Parco?
Il Parco ha uno sviluppo altitudinale notevole (800-4.061 m), una grande varietà di suoli oltre a differenti situazioni climatiche a seconda dei versanti. Per questi motivi troviamo una grande varietà di ambienti e di conseguenza di specie flogistiche.  Le praterie steppiche sono quelle formazioni vegetali erbacee tipiche dei pendii rupestri (rocciosi) soleggiati, aridi con suolo permeabile e magro, in cui crescono per lo più graminacee e poche dicotiledoni. Abbastanza frequenti nel Parco, soprattutto nel versante valdostano, si trovano a quote relativamente basse, non vengono quasi più utilizzate dall’uomo se non con rari casi di pascolamento, per lo più ovino.
I prato-pascoli sono generalmente quelle formazioni erbacee la cui composizione floristica è fortemente condizionata dalle pratiche agricole. Infatti vi è produzione di foraggio mediante falciatura, seguita nella stessa stagione vegetativa dal pascolamento diretto del bestiame. Frequenti sono anche le irrigazioni e le concimazioni organiche. Questi prati, comuni nel territorio del Parco presso i centri abitati del piano montano, sono caratterizzati da una cotica erbacea densa e continua con una notevole varietà specifica non solo di Graminacee ma anche di Dicotiledoni. I pascoli alpini o d’alta quota sono assai diffusi nel Parco, occupano infatti tutte le aree sopra il limite dei boschi in cui il terreno è ricoperto da vegetazione erbacea che forma una cotica più o meno continua per presenza di rocce affioranti. La composizione floristica è assai variabile e condizionata dalla natura del substrato e dall’altitudine.
3 Che entità troviamo nel senso di associazioni floristiche, specie di particolare interesse naturalistico, endemismi e relitti, sempre in base alla domanda precedente?
Nel Parco sono state censite fino ad oggi circa 980 specie diverse; tra queste alcune risultano essere particolarmente rare, non solo per il territorio dell’area protetta, ma anche per le Alpi Occidentali. Tra esse spicca Astragalus alopeculus , una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Fabacee, dalle vistose infiorescenze vellutate di colore giallo vivo (in Francia, per questo motivo, viene infatti chiamato Le roi des Astragales). Questa specie, originaria dei paesi asiatici, ha una distribuzione in Europa estremamente frammentata tanto da essere inserita nella direttiva UE 43/92 che protegge a livello comunitario habitat, specie animali e vegetali in pericolo di estinzione.
Le glaciazioni hanno provocato fenomeni di isolamento genetico all’interno della catena alpina portando ad un’intensa differenziazione di specie che, a loro volta, hanno prodotto entità flogistiche endemiche (ossia esclusive) di vari settori delle Alpi, in particolare nel territorio del Parco sono presenti alcune specie endemiche delle Alpi occidentali (endemismi w-alpici), quali ad esempio Saxifraga retusa subsp. augustana, Sempervivum grandiflorum e Campanula cenisia.

Risposte a cura del dott. Bruno Bassano, veterinario e responsabile del servizio scientifico del Parco

4 Parliamo di animali adesso: il Parco è nato soprattutto per la conservazione dello Stambecco, che allora viveva una situazione critica in Italia; al momento, invece, com’è lo stato di salute della popolazione di Stambecco all’interno del Parco?

 Lo stato di salute, in senso stretto, è buono, nel senso che non esistono patologie rilevanti. Per contro il numero di stambecchi è disceso in questi ultimi 20 anni a seguito di alcuni eventi naturali, interni ed esterni alla popolazione. I censimenti ultimi testimoniano una lenta ripresa: oggi contiamo circa 2600 stambecchi.

5 Continuiamo a parlare di ungulati, quali altre specie possiamo trovare nelParco? Com’è lo stato di salute delle loro popolazioni?

Nel Parco abitano 5 specie di ungulati, ruminanti e non. Oltre allo stambecco, si registra la presenza di: camoscio (la specie più numerosa, con oltre 8000 capi), il capriolo, il cervo ed il cinghiale.

6 Vorrei citare un rappresentante delle Alpi che in questo momento sta vivendo una situazione difficilissima: la Lontra. Ci sono progetti nel Parco? Che presenza troviamo al momento?

 La Lontra è una specie che abitava solo i confini più estremi (a bassa quota) del Parco, fino agli anni '50, ma i torrenti alpini del Parco sono poco idonei per la specie. Il Parco non ha progetti in atto di reintroduzione, ma intende "usare" la Lontra come specie bandiera per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di conservare intatti i corsi d'acqua, senza captazioni e senza alterazioni delle sponde.

7 Ultima domanda sui mammiferi; qualcosa sui grandi predatori: Lince e Lupo.

 La Lince non è mai stata descritta come stanziale nel Parco, dal dopo guerra ad oggi. Si sono rilevati soli occasionali passaggi. Il Lupo invece è ritornato a riprodursi nel Parco nel 2007. Oggi il branco riproduttivo forse si è spostato fuori dei confini protetti.

8 Passando agli uccelli e con precisione ai rapaci, ho letto tempo fa che una coppia di Gipeto si è riprodotta nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, una notizia molto confortante sulla situazione di questo avvoltoio che sulle Alpi è stato per molto tempo quasi assente. Com’è la situazione del Gipeto?

 Le osservazioni di Gipeto nel Parco oggi sono molto frequenti e, in alcune aree, è quasi facile osservarlo. Nelle valli del Parco le coppie nidificanti nel 2012 sono state due: una dentro il PNGP ed una appena fuori, entrambe nel versante valdostano. Una terza coppia è forse in formazione in Piemonte. Possiamo comunque affermare che la riaffermazione del Gipeto è in corso.

9 Per gli appassionati di birdwatching come me, che tipo di avifauna troviamo nel Parco? Può elencarci qualche specie di particolare interesse e la sua situazione?

 Nel Parco sono descritte oltre 100 specie di uccelli, molte di queste assai elusive. Solo osservatori esperti possono apprezzare la diversità e ricchezza di specie. Possiamo dire che accanto alla frequenza di osservazione dell'Aquila reale (nel Parco si registra la massima densità di nidi nelle Alpi), è di rilievo l'osservazione di: Gracchio corallino (con una presenza stabile e affermata), Galliformi alpini (Fagiano di monte, stabile, Pernice bianca, in retrazione, e Coturnice, in lenta retrazione), Civetta capogrosso, stabile, Civetta nana, in lenta retrazione.

10 Ultima domanda: quest’anno ricorrono i 90 anni del Parco, c’è qualche iniziativa particolare da parte vostra?  Per chi volesse visitare il territorio del Parco, quali luoghi consiglia e come fare per informarsi?

Le celebrazioni per il novantennale si sono aperte il 20 maggio scorso e concluse il 3 dicembre, data in cui ricorreva proprio il 90° dall’istituzione del Parco. Eventi ed iniziative ricorrono comunque lungo tutto il corso dell’anno, in maggior modo nel corso dell’estate. Il Parco, suddiviso su due versanti (Piemonte e Valle d’Aosta) e cinque valli, offre innumerevoli proposte di soggiorno: sportive, escursionistiche, ricreative e culturali, ma anche  dedicate al benessere e al relax. Per trovare tutte le informazioni su come arrivare, conoscere e visitare l'area protetta consigliamo di visitare il nostro sito www.pngp.it

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso è il Parco più vecchio e più esteso d'Italia, nasce ufficialmente il 3 dicembre del 1922, quando Vittorio Emanuele III regala allo Stato italiano i 2100 ettari della sua riserva di caccia per la protezione dello stambecco.
Già nel 1856 si iniziò a muovere qualcosa: Vittorio Emanuele II dichiara l'area Riserva Reale di Caccia salvando dall'estinzione lo stambecco che in quel periodo viveva un periodo allarmante; negli anni successivi la popolazione di questo ungulato crebbe e il pericolo fu scampato, ma insieme alla conservazione dello stambecco si avviarono tutta una serie di meccanismi che portarono beneficio a tutta l'area protetta, sia per quanto riguarda gli habitat sia per quanto riguarda le specie floristiche e faunistiche.
Lo stambecco successivamente divenne il simbolo del Parco e ancora oggi su questo animale c'è un'attenzione particolare, tanto che nel Parco Nazionale del Gran Paradiso si trova la popolazione più numerosa.
Questo favoloso Parco si divide in due grandi versanti: quello piemontese e quello valdostano. Nel primo troviamo un clima più umido pertanto troviamo per la maggior parte boschi di latifoglie, mentre nella parte valdostana abbiamo un clima più povero di precipitazioni con prevalenza di quelle nevose, pertanto si attestano foreste di conifere per lo più peccete miste a larice. L'estenzione del Parco e la sua altitudine media che supera i 1400m s.l.m. mostrano una diversità di ecosistemi e ambienti notevole che fanno di questo Parco uno dei più affascinanti di tutta Europa.
Foto di http://1.bp.blogspot.com

mercoledì 12 dicembre 2012

Venerdì puntata speciale sul Parco Nazionale del Gran Paradiso

Venerdì 14/12 non perdetevi la puntata speciale sul Parco Nazionale del Gran Paradiso, parleremo degli ecosistemi e degli habitat del Parco, della fauna, della flora, di escursioni e di luoghi di notevole interesse turistico; inoltre, ci sarà un'intervista ad alcune persone del personale del Parco: non mancate, venerdì ore 19,30 su www.assowip.it oppure qui sul blog dall'applicazione in alto. Se vi perderete la puntata niente paura, potete collegarvi al sito sopraindicato e cercare il podcast di "Pianeta Terra-Parco Nazionale del Gran Paradiso" oppure sempre cliccando sull'applicazione in alto del blog potete riascoltarla fino a venerdì 21/12 alle 19,30. Vi aspetto!!!